Arsal è un luogo universale


Raffiche di fucili automatici sparate nel silenzio dell’altopiano.

Febbraio, molti anni fa. Con un collega andiamo in una remota località al confine tra Libano e Siria a incontrare dei conoscenti di conoscenti. La nostra idea è conoscere meglio uno dei tanti buchi neri del Medio Oriente: Arsal.

Ci troviamo a far parte di una gita in famiglia a bordo di scassati pick-up su per gli sterrati che portano alle coltivazioni di ciliegi, oltre le cave di pietra, poco prima del confine impercettibile con la Siria.

Allora Arsal non è ancora sinonimo di ‘”Isis in Libano”. Moltissimi libanesi non sanno nemmeno dove sia. Per arrivarci bisogna insistere lungo la strada che da Baalbeck porta verso Homs, in Siria, e svoltare bruscamente verso est, a quel lurido incrocio dove vendono pollame e giocattoli cinesi.

Poi, alcuni anni dopo, arriva la guerra nella vicinissima Siria. E dopo qualche tempo l’Isis occupa tutta la scena: è descritto come la principale minaccia alla sicurezza del Libano e dei libanesi.

Arsal si trasforma improvvisamente nel varco attraverso il quale i “terroristi si infiltrano” in un territorio molle a due passi dal Mediterraneo, pronti a seminare “il male” un po’ ovunque.

In quelle cronache, sempre più distorte, comincio a leggere di gente di Arsal accusata di essere connivente con “i tagliagole”. Scorgo cognomi ben noti. Tra questi, i nomi di famiglia di quei ragazzi con cui, anni prima, avevamo mangiato accanto alla stufa calda e con cui eravamo saliti sull’altopiano dei ciliegi.

Quegli stessi bulli annoiati che avevano scaricato di fronte a noi interi caricatori di pallottole. Ridevano e gridavano mentre provavano a bucherellare il profilo di quelle colline innevate, silenziosi testimoni dell’ennesima bravata di una compagnia di ragazzi in cerca del loro muretto.

Sono immagini indelebili. Che tornano alla mente ora che sfoglio l’anticipazione del documentario romanzato a fumetti di Roberto Renino e Bertille de Salins dedicato proprio ad Arsal.

Roberto e Bertille hanno il merito di voler raccontare la storia di una città e dei suoi abitanti con tutta la naturale complessità delle cose, oltre la versione semplicistica della “città occupata dall’Isis”.

Why this story?

About me

Sono Lorenzo Trombetta. Per 25 anni ho vissuto e lavorato dall’altra parte del Mediterraneo. Leggi di più…

Nel corso di tre anni di lavoro sul campo, i due autori hanno avuto il coraggio di infilarsi nelle pieghe delle difficoltà locali e di raccogliere le percezioni e le prospettive, per natura contrastanti e poliedriche, di un ampio spettro di interlocutori locali di Arsal e dintorni.

Grazie alla loro minuziosa opera di ricostruzione, Roberto e Bertille hanno dato luce non solo a momenti chiave del triennio ‘maledetto’ (2014-17) della ‘vicenda Isis’, ma hanno anche dato conto del contesto sociale, economico, politico prima che Arsal diventasse quella tristemente nota Arsal, nera e tatuata col malocchio della guerra in Siria.

Con questo lavoro a fumetti, Roberto e Bertille dimostrano che Arsal è oltre Arsal. Che questa cittadina, sperduta a cavallo di un confine che appare e riappare a seconda delle esigenze dei diversi attori, è un luogo universale.

Universale come tutti gli altri luoghi in giro per il mondo ai margini dello Stato e delle sue politiche di cooptazione e, al tempo stesso, al centro di traffici frontalieri leciti e illeciti buoni per faccendieri locali e trans-locali.

Arsal è un luogo universale come tutti gli altri luoghi in giro per il mondo esclusi da interventi per uno sviluppo locale sostenibile e, al contempo, snodi strategici lungo rotte dei traffici di merci ed esseri umani: contrabbando e commercio, corridoi di “migranti” e “terroristi”.

E’ soprattutto un luogo universale dove chi vi nasce e vi cresce appena può tenta la fuga. O cerca in tutti i modi di entrare a far parte di un economia politica compromessa con le mafie locali e regionali.

Ed è così che, leggendo il lavoro di Roberto e Bertille, si comprende come in tutte le Arsal del mondo l’Isis e il “terrorismo” non siano altro che una sotto-trama conclusiva di una storia più articolata e che viene da lontano.

Credo che il progetto di Arsal – A Borderland Tale vada dunque sostenuto, acquistato, letto e poi diffuso. Per cominciare a porci alcune delle domande più scontate eppure quanto mai necessarie: quando è cominciata questa storia? E come viene raccontata dalle diverse persone coinvolte? Cosa ne è stato di quei bulli che sparavano al vento sull’altopiano dei ciliegi?

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